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Spedizione nella foresta ecuadoregna – Di Andrea Benassi

Oggi ci aspetta una storia veramente strana alla cui origine si trova un libro se possibile ancora più ‘strano’. Un libro ‘fantasioso’, ma che mette in moto un’avventura reale che vedrà insieme avventurieri, speleologi, astronauti alla ricerca di tracce di civiltà aliene. Il tutto nella sperduta foresta dell’Ecuador.

D’altro canto la ricerca dell’Altrove, che si tratti dell’Eldorado, la città di Z o l’Atlantide porta sempre con sè una buona dose di follia, ma partiamo dall’inizio di questo groviglio…

Cosi Erich Von Daniken inizia il suo libro Gold of God: portando nel 1973 all’attenzione del mondo una misteriosa grotta persa nella foresta del sud america.

Un luogo di cui da anni si parlava e fantasticava nei mille racconti di avventurieri ed esploratori dell’Amazzonia.

Negli stessi mesi in cui esce in tutto il mondo il libro di Daniken, la sonda Pioneer 10 inizia il suo viaggio verso Giove. Porta con sè una placca d’oro disegnato da Carl Sagan. Un messaggio di pace e fratellanza per ogni possibile forma di vita extraterrestre.

Sono anni di crisi e speranza: speranza in nuovi modelli sociali, economici e ambientali. Anni di esplorazioni spaziali ma anche di infinite scoperte sulla Terra. Anni di nuovi paradigmi e rivoluzioni nel modo di vedere il mondo.

In tutto questo nella cultura popolare prende piede l’idea che il remoto passato e il futuro siano legati insieme dall’idea di non essere i soli nell’universo.

Accanto all’enfasi per il nascente progetto SETI, l’ufologia dilaga nella cultura di massa e con essa mille versioni alternative della storia dell’uomo sul pianeta Terra.

I più vari autori vanno a caccia di prove della presenza nel passato di visitatori alieni.

Per l’archeologia misteriosa, i racconti di antiche divinità diventano prove di passati contatti con civiltà extraterrestri.

Questo è il clima in cui nasce nel 1976 la spedizione Anglo-Ecuadoriana diretta alla Cueva de los Tayos: nelle remote regioni orientali dell’Ecuador.

La grotta secondo Stan Hall, l’ingegnere inglese che presiedeva la spedizione, era chiaramente d’origine artificiale. Creata con mezzi sconosciuti da una civiltà che aveva avuto contatti extraterrestri e cosa fondamentale conteneva un archivio di libri d’oro in cui era narrata la vera Storia dell’umanità.

In appoggio a tutto questo c’erano le parole di Daniken e le testimonianze di Juan Moricz, avventuriero ed esploratore ungherese-argentino, che nel libro descrivevano la loro avventura all’interno della grotta.

Un’ avventura dai tratti fantastici e allucinatori, qualcosa di simile ai racconti del colonnello Fawcett alla ricerca della città di Z. Un viaggio sotterraneo tra statue di animali misteriosi, manufatti di materiali sconosciuti, fino ad arrivare al cospetto della sala della biblioteca.

Un enorme archivio composto da migliaia di dischi d’oro e cristallo scritti in un linguaggio alieno e contenenti la Storia dell’umanità negli ultimi 250,000 anni.

A testimoniare la veridicità di quanto narrato, esistevano inoltre molti reperti misteriosamente raccolti da un missionario: Padre Carlo Crespi Croci. Nato in Italia nel 1891, padre Crespi si era dedicato all’evangelizzazione degli Indios Shuar dal 1923 e in mezzo secolo aveva raccolto un grande quantità di oggetti che si diceva provenissero anche dalla grotta.

Tra questi, grandi placche e lamine d’oro contenenti ideogrammi che avrebbero testimoniato una lingua sconosciuta e precedente a tutte le altre civilizzazioni del continente. Lamine d’oro che già avevano spinto, alcuni anni prima la chiesa Mormone a tentare una spedizione archeologica alla ricerca di quelle che credevano essere le tavole originarie del loro testo più sacro: il libro di Mormon.

Apparentemente solo la difficoltà di arrivare nei luoghi ed esplorarli aveva impedito finora a chiunque di entrare in possesso di questo incredibile patrimonio di conoscenza.

In questo clima, non fu cosi difficile per Stan Hall coinvolgere nel progetto un gran numero di istituzioni accademiche fino a convincere lo stesso Armstrong a ricoprire il ruolo di presidente onorario della spedizione.

Raccolti sponsor e scienziati, ottenuto l’appoggio della Royal Air Force, nonché ovviamente del governo e delle forze armate dell’Ecuador, non restava che trovare un gruppo di speleologi che potessero garantire l’esplorazione accurata di ogni angolo della misteriosa grotta.

Cosi Whalley dello Yorkshire Rambler’s Club racconta come cominciò per gli speleologi inglesi questa incredibile storia:

Il resto di quest’avventura non fu purtroppo all’altezza dei sogni e del mistero che in tanti avevano accarezzato.

Già alla prima discesa, la squadra speleologica fu sicuramente la meno propensa a credere che le grandi gallerie squadrate fossero prodotte da lance termiche o armi nucleari come alcuni della spedizione immaginavano.

Per la prima volta un astronauta esplorò una grotta insieme a degli speleologi, ma questo non bastò per incontrare le tanto cercate tracce extraterrestri.

Molto più prosaicamente dopo settimane di esplorazione il rilievo di precisione realizzato dagli inglesi scacciò draghi e alieni dal sottosuolo.

Los Tayos dalla biblioteca di Atlantide si trasformò in una grotta creata dalla natura nelle arenarie quarzitiche. Le gallerie che avrebbero dovuto attraversare le Ande si mutarono in un percorso di cinque chilometri, mentre dei libri d’oro, genealogia segreta dell’umanità, nessuna traccia.

Molti anni dopo Daniken ammise di non essere mai stato nella grotta e di aver scritto il libro in accordo con Moricz, mentre molti degli oggetti di Padre Crespi si rivelarono manufatti contemporanei.

Cosi come era arrivata, con grandi aerei cargo ed elicotteri, la spedizione alla ricerca degli Dei, abbandonò la foresta degli Indios Shuar. Forse gli unici a comprendere e custodire il mistero del vuoto di Los Tayos.

Nello stesso momento, il Pioneer 10 abbandonava l’orbita di Saturno e si dirigeva verso Aldebaran nelle profondità del vuoto cosmico, portando con sé verso l’infinito un poco di quella poesia, ingenuità e speranza che sulla Terra l’umanità cominciava ad abbandonare.

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