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Intervista a T-ERRE

Di cosa si occupa l’Associazione “T-ERRE Turismo Responsabile”?

T-ERRE Turismo Responsabile,www.t-erre.org., è tra le principali esperienze in Emilia Romagna ad occuparsi in maniera dedicata, da oltre dieci anni, della promozione e diffusione della cultura del turismo responsabile, sotto forma di proposte di viaggio, eventi e formazione in ambito pubblico ed educativo nelle scuole e verso gruppi e associazioni.

Come organizzate i vostri viaggi di Turismo Responsabile?

Non siamo organizzatori di viaggi, in quanto la legislazione italiana non lo permette, ma conosciamo bene i nostri partner che attraverso di noi promuovono i loro viaggi e, in taluni casi, li aiutiamo nello sviluppo dell’itinerario in tutte le sue componenti.

Le nostre proposte di viaggio lavorano da sempre in sinergia con i territori, attraverso enti e associazioni che hanno già sviluppato un proprio patrimonio di economie locali in appoggio alle proprie attività di cooperazione. La partecipazione ad un nostro progetto di viaggio, diventa quindi un sostegno diretto ad una rete di micro-economia che intrecciano gruppi, progetti, luoghi e buone pratiche in grado di creare responsabilità e senso d’appartenenza.

I viaggi che noi consigliamo vanno dai 10 ai 15 o 17 giorni; quindi da Zanzibar al Senegal, fino ad arrivare ad itinerari più impegnativi come il Nepal, la Tanzania e il Madagascar.

Quanto costa fare turismo responsabile, rispetto anche ai tradizionali viaggi consumistici?

Costano un po’ di più per rispetto della filiera (un po’ come il mercato equo-solidale che ha sempre prezzi leggermente più alti rispetto alla grande distribuzione) ma credo che il viaggiatore sia ben contento di sapere a chi vanno questi soldi e soprattutto di avere la sicurezza che vadano alla gente del posto e che non rientrino sotto forma di capitali nei Paesi esteri, come spesso succede nel turismo di massa.

Cresce negli italiani la voglia di fare turismo responsabile? (hai dei dati recenti?)

Faccio rispondere – da me interpellato per l’occasione – Maurizio Davolio uno frai massimi esperti a livello internazionale di turismo responsabile, che è anche a capo della sua massima espressione a livello italiano (A.I.T.R.):

“La crescita c’è, alcuni tour operator si sono affermati, ma i fenomeni più interessanti sono la crescita di attenzione da parte delle amministrazioni pubbliche, delle Università e anche di una parte dell’industria turistica convenzionale. Stanno gradualmente migliorando gli standard di sostenibilità dei resort e degli alberghi e i Comuni adottano politiche di valorizzazione degli aspetti identitari e dell’autenticità; non tutti, però una discreta parte.” – aggiunge poi Davolio – “Si vanno affermando anche forme di turismo esperienziale, casi di turismo di comunità, buone pratiche di innovazione sociale, come il turismo con i migranti, il turismo nei beni confiscati alla mafia, il turismo basato sull’incontro e la narrazione.”

Chi è il viaggiatore tipo?

La fascia d’età va solitamente, per stare larghi, dai 25 ai 45 anni. Come prima cosa, chi arriva da noi è già consapevole di quello che lo aspetta e quindi sul tipo di esperienza che andrà fare.

È un viaggiatore predisposto alla cooperazione con altre culture e altri stili di vita, è un viaggiatore pronto per l’avventura, ma non per questo gli si richiedono particolari condizioni fisiche: i viaggi sono adatti a chiunque e non si svolgono mai in condizioni estreme.

Una cosa sicura (e che tutti confermano) è che il viaggiatore che torna non è mai uguale a quello partito. È cambiato e ne ha ottenuto un suo beneficio di conoscenza e di riconoscimento nelle persone e dei luoghi che ha visitato; acquisisce un’impronta indelebile di vicinanza all’Altro da Me.

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